Amori e tradimenti

20 dicembre 2013 a 07:00

Per dirla – scriverla – tutta, stiamo per condividere qualcosa sull’amore.
Scrivo d’amore raccontando di un argomento che, se riuscissimo a trovare il bandolo della matassa, saremmo ricchi e in soggiorno permanente in Polinesia.
Siccome il bandolo è difficile da trovare, io personalmente rimango povera e immersa nell’aria bassa della Pianura Padana, volendo comunque condividere con voi qualche pensiero su uno dei temoni della vita: il tradimento.
Perché se parli d’amore, è d’obbligo parlare di tradimento.

Tradire implica avere una relazione abbastanza stabile e sicura da cui ” allontanarsi”, con tutto ciò che ne consegue.

Tradire significa letteralmente “consegnare oltre”, cioè consegnare al nemico. Rimanda a qualcosa di molto fisico e concreto che avveniva nell’antichità, quando le battaglie si facevano corpo a corpo e le persone erano bottini di guerra.
Il tradire, quindi, ha molto anche a che fare con lo spirito trasformativo che appartiene ad ognuno di noi, in quanto simbolicamente rimanda all’idea di conoscenza nuova, apertura a nuovi mondi, idee, consapevolezze. Lasciando indietro, da parte, le vecchie idee, il mondo del già conosciuto, del sicuro, dell’abitudine confortante, dello spirito conservativo.
Ci barcameniamo tra questi due estremi – conservazione e trasformazione – perché abbiamo bisogno di entrambi, in misure diverse in periodi diversi delle nostre vite. Può essere quindi una fatica aderire ai patti – espliciti o meno – alle promesse, alle sicurezze che una relazione d’amore durevole nel tempo richiede.
Tanto non ci si lascia per le corna, e non si fanno le corna per essere lasciati, ma questo è lapalissiano come i programmi della domenica pomeriggio.
Il tradimento può assumere mille valenze e avere trilioni di esiti differenti, in base al significato che ha per noi il tradire ( è peggio il tradimento fisico o mentale, affettivo?) o l’essere traditi ( è un fatto che non potrei mai perdonare a prescindere o richiede di essere perlomeno contestualizzato?).
E poi, quale significato ha per la coppia?

È un sintomo di qualcosa che insieme vogliamo risolvere?

È un messaggio potente che ci permette di ri-conoscerci e uscire dall’immobilismo?

Ma il tradimento esiste comunque o solo nel momento in cui si è scoperti? O meglio, ci si lascia scoprire?
Voglio dire, ci sono persone bravissime a non farsi scoprire per anni, tradiscono con costanza e non cambierebbero nulla della loro vita coniugale. Queste persone hanno coniugi altrettanto appagati. O ciechi. O consapevoli di non voler vedere certi segnali, di non voler indagare.                                                             Ribadisco, consapevoli.

Il tradimento diventa violentemente concreto quando viene smascherato: si devono per forza fare delle scelte, in qualsiasi direzione si andrà, si è costretti a fare i conti col cambiamento, che non necessariamente deve essere in negativo.

Si può entrare in contatto con parti di sé sconosciute e vitali, si può mettere in discussione il passato, per cambiare ora. Ci si può muovere.
Per alcuni è stato ed è così, per altri è solo dolorosamente autodistruttivo; per molti altri si maschera dietro ad un altro pericoloso terzo intruso nelle nostre relazioni: il desiderio mai appagato. Eterno. Imbattibile proprio perché non consumato ed irreale.

Questo si può considerare tradimento?

La matassa è sempre più intricata.

 

Giovanna Canegrati

www.giovannacanegrati.it