Il sonno dei bambini: un miraggio?

17 dicembre 2012 a 06:30

Per strada, la domenica mattina presto, quando il mondo “giovane” è appena andato a dormire imbottito di tequila e la maggior parte delle nonne si alza per preparare il ragù, si aggirano con lo sguardo vitreo e obnubilato simili ai replicanti di Blade Runner appoggiandosi a peso morto alla carrozzina.

Sì, quegli sciagurati dei neo genitori, ormai ebbri solamente di caffeina per reggersi in piedi.

Quando fai un figlio, tra le prime domande che chiunque inizia a farti c’è la nefasta, perentoria, immancabile : “dorme la notte?”.
Un dardo infuocato ti trapassa il petto: angoscia, senso di vuoto, affanno…cosa rispondo????
“poco”
“abbastanza”
“mai”
“tutta la notte”
Ogni possibile risposta genera una serie infinita di commenti e racconti e aneddoti da cui è impossibile fuggire. E bisogna pure ascoltarli, questi commenti, mentre tu vorresti solamente fare un’unica cosa: dormire. Per sempre.

Tra tutte le ansie, le felicità e gli sconvolgimenti che portano avere un figlio, il fattore sonno è senza dubbio tra quelli in grado di determinare gran parte della serenità con cui si può affrontare le giornate dei primi lunghissimi, estenuanti mesi con un bebè.
Compriamo pile di libri sul sonno dei bambini, sul metodo Estivill, sul contrario del motodo Estivill, su quello che dice Tata Lucia , “fate la nanna” con o senza lacrime, insomma, ne esistono per tutti e per tutti i gusti, le credenze pedagogiche, new age, antroposofiche, psicologiche e sociali.
L’unica cosa empiricamente dimostrabile è che ogni bambino ha, fortunatamente, un suo temperamento ben preciso, di base genetica, che ne fa un pupo più o meno accomodante, adattabile, dormiglione, con il suo ritmo sonno-veglia opposto o simile a quello che noi tutti vorremmo.
Tenerli vicini, il primo periodo, per comodità e per favorire quella simbiosi che è l’unico rapporto che i nostri cuccioli “sentono” , mi pare una scelta saggia. Una scelta.
Ascoltare i segnali dei nostri figli, ascoltare anche i nostri segnali, ogni tanto, diventa la strada da seguire per cercare di dare un senso ed una direzione alla questione della nanna, e non solo.
Un’altra scelta, l’ennesima.
Sono decisioni importanti per il benessere dei figli, ma anche e soprattutto per il benessere delle mamme e dei papà. Scelte educative, che richiedono lo sforzo di farsi figure attive davanti ad un’incombenza che spesso sembra insormontabile e viene vissuta con totale impotenza.
Forse, può non essere così.

G.C.