Perché tante coppie “scoppiano”? Una curiosa tesi e un’intrepida visione futura: le nuove famiglie

3 marzo 2014 a 08:57

Dati alla mano: tassi di separazione e divorzio sono in continua crescita. Nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si registravano 158 separazioni e 80 divorzi; dieci anni dopo (circa) i numeri sono: 311 separazioni e 182 divorzi (fonte Istat: maggio 2013).

Perché oggi tante coppie “scoppiano”?

Curiosa la tesi dello scrittore e saggista statunitense Kurt Vonnegut, in merito alla separazione coniugale. Nel suo simpatico romanzo “Dio la benedica, dottor Kevorkian” illustri personaggi vengono scomodati dall’aldilà per rispondere ai problemi del di qua.

La risposta al quesito è: perché la famiglia nucleare è chiusa ed è alimentata da poche persone.

Se proviamo a cavalcare questa ipotesi, possono venire fuori delle considerazioni interessanti.

Pensiamo com’era neanche mezzo secolo fa. Una volta quando ci si sposava ci si prendeva, nel bene e nel male, tutta la famiglia, in senso allargato. Una volta quando un uomo ed una donna si sposavano si trovavano un mucchio di gente al loro fianco.
Noi invece, nella maggior parte dei casi, se oggi ci sposiamo siamo solo una persona per l’altra. Oggi il matrimonio vuol dire io e te. E allora quando si litiga, si diventa soli veramente.

Se altre persone gravitassero stabilmente intorno al nucleo familiare, si spenderebbe molto meno tempo a discutere con l’altro per ragioni di figli, lavoro, soldi e tutte le altre cose che sappiamo. Si lascerebbe lì il nostro partner a sbollire e a mugugnare, e a gran parte del tempo normalmente passato a litigare si sostituirebbero momenti con gli altri, visioni e punti di vista differenti, tornando indietro un po’ meno in guerra e magari anche più arricchiti.

Si diceva che una volta la vita era molto più faticosa. È vero, ma a certe fatiche se ne sono sostituite delle altre. La vita è troppo dura per spartirsi i pesi solo a metà: in certe fasi dell’esistenza può essere insopportabile. Se uno dei due perde i colpi, ecco che l’intero sistema impazzisce. Se ci fossero a disposizione dieci, venti persone, un bel clan insomma, i colpi sarebbero ammortizzati dalle parate degli altri e le gioie sarebbero condivise e moltiplicate, come i pani e i pesci.

Vonnegut su un punto ha ragione: non circola abbastanza gente nelle nostre case. E quando si divorzia, il rischio è che ne circoli ancora meno.

E’ vero, oggi si divorzia sempre più. Ma proprio questo sta innescando nuovi processi che porteranno altri equilibri nella società. Sempre più spesso, conseguentemente al divorzio, altre metà spaiate si incontrano, e portano per mano uno, due o più figli nati dai matrimoni precedenti; fioriscono le nuove famiglie.

Le nuove famiglie stanno necessariamente al confine. Sono famiglie estese che prevedono la continuità con il passato e si aprono al nuovo, in un incontro creativo: più genitori, più figli, più nonni, più zii, più fratelli, più cugini. Famiglie che offrono la possibilità e la sfida di avere diversi punti di sostegno, pronte a scardinare la prospettiva del caro Vonnegut.

Alessandra Preziosa
www.alessandrapreziosa.it