A TAVOLA! SE I BAMBINI POTESSERO PARLARE…

3 novembre 2013 a 11:40

Eccola lì, la tua buonissima pasta con i piselli. Sì, proprio quella che avevi preparato con tanto amore. Ora giace sul pavimento… Piselli ovunque. L’ha lanciata il tuo bimbo. In quel momento  tante sono le cose che vorresti dire (o fare), che poi si traducono, in qualche modo, con una sgridata punitiva o con la scelta di lasciare perdere  e proporre un altro piatto. C’è chi si sente travolto dalla rabbia, chi dallo sconforto e chi prova a insistere per convincere il piccolo che quel cibo è buono, deve almeno assaggiarlo.

Se capire cosa fare è così difficile per noi che siamo grandi, avete mai pensato come si sentono i nostri bambini in quei momenti?

Se potessero parlare, forse direbbero così:

Cara mamma  e caro papà,

-       quando è ora di mangiare, certe volte ho paura. Ho paura delle cose nuove, perché non so che effetto mi faranno in bocca. Come faccio a mettere “dentro” una cosa che potrebbe essere cattiva o avere una consistenza spiacevole? Come devo reagire se succede? Posso sputare se non mi piace? Mi promettete che non mi sgriderete?    

- quando mi riempite il piatto, il cibo non mi sembra più cibo, mi sembra un compito da fare, una montagna ripida da scalare. Ho paura di sentirmi pieno, di non avere più voglia di andare avanti. Ho paura che quello che era buono, all’improvviso diventi cattivo. Se succede, voi cosa farete? Farete la faccia scocciata e io mi sentirò cattivo, sbagliato, stupido. Non voglio deludervi.

-       i sapori, anche quelli buoni, mi stufano. Se l’altro giorno quel piatto mi è piaciuto, datemelo ancora, ma non datemene tanto. Lasciatemi libero di prenderne un po’ e poi di chiederne ancora se ne vorrò. A me piacciono le porzioni piccole; poi, quando avrò finito, magari ne chiederò ancora. Posso provare a servirmi da solo?

-       certi colori hanno un brutto aspetto. Se la minestra è verde scura o marrone, non la voglio. E poi io devo riconoscere quello che mangio, i miscugli mi confondono. Ci sono tanti passati di verdura con colori più belli. Proviamo a farne uno arancione?

-       lo so che avete letto che bisogna assaggiare un piatto almeno cinque o dieci volte per capirne davvero il sapore, ma è inutile dirmelo sempre. Magari lo assaggerò di nuovo, ma lasciate passare qualche mese, datemi tempo.

-       quando vi sento tesi e arrabbiati, o distratti dai vostri problemi, io non ho voglia di stare seduto. Parliamo serenamente, scherziamo insieme. Magari quello che “non mi va giù” è la tensione che sento nell’aria. Giochiamo alla pace, almeno quando siamo a tavola.

-       se vi dico “non mi piace”, a volte non ce l’ho col sapore: quello che mi dà fastidio magari è solo la consistenza. Perché non mi proponete di annusare, prima di mettere in bocca? Magari il profumo mi farà cambiare idea. E poi sono stufo di pappette, datemi anche qualcosa di croccante.  E smettetela di imboccarmi, ormai sono grande.

-       Se quei sapori che voi trovate buonissimi per me sono cattivi, non guardatemi con quella faccia che sembra voler dire “mio figlio è stupido”.

-       Non mi dite: “che cosa vuoi mangiare?”. Questa frase mi manda in confusione. Decidete voi per me, ma siate flessibili. Se un giorno una cosa non mi va , non importa, non fatene una questione di stato e non mi attribuite etichette “non mangi mai la verdura”, altrimenti, continuando a ripeterlo, può succedere che poi diventi davvero “quello che non mangia le verdure”

-       Quando mi prendete in giro, mi etichettate con aggettivi antipatici o mi dite che altri bambini sono bravi e mangiano tutto, mi sento ferito e solo, mi detesto perché so che vi deludo. Ma non posso fare nulla per cambiare le cose.

-       Ogni tanto, trovate il tempo per cucinare con me: se il cibo lo vedo, lo tocco, lo maneggio, lo annuso, a poco a poco imparerò a conoscerlo.

-   Non rinunciate mai a farmi scoprire il cibo, ma fatelo più serenamente.  Perché non facciamo una gita in campagna? Magari in una bella fattoria?

-       Non proponetemi premi o ricompense se mangio quello che non mi piace: voglio imparare a fare le cose perché hanno senso, non per ottenere qualcosa in cambio.

-       Non mi date cibi golosi solo per farmi mangiare “qualcosa”: se fate così non mi state aiutando a risolvere il mio problema, vi state solo arrendendo.

-       Ho bisogno della vostra fiducia. Ditemi che prima o poi ce la farò; anzi, ditemi che ce la faremo.

 

(tratto liberamente da un articolo di Federica Buglioni)

Stefania Pellegrini 

www.stefaniapellegrini.it